Mons. Crepaldi: l'Evangelii Gaudium, l'economia e il lavoro

11/12/2013 , di Giuseppe Sabella

Nel paragrafo 184 della sua esortazione apostolica che, in quanto tale, è documento pastorale sul tema dell’evangelizzazione e non un trattato di economia, Francesco dice chiaramente che l’Evangelii Gaudium “non è un documento sociale, e per riflettere su quelle varie tematiche disponiamo di uno strumento molto adeguato nel Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, il cui uso e studio raccomando vivamente”. Tuttavia, Papa Francesco affronta anche le problematiche legate all’economia e al mercato in quanto problematiche degli operatori dell’economia e del mercato, e – quindi – anche a loro si rivolge.

“Il Santo Padre riprende con nuovi accenti i grandi temi del rapporto tra annuncio di Cristo e sua ripercussione comunitaria, tra la confessione della fede e l’impegno sociale – spiega Mons. Crepaldi in questa intervista – ma enuncia anche prospettive nuove, che arricchiscono il magistero precedente”.

L’Arcivescovo di Trieste, nell’anno in cui il Compendio vide la luce (2004), era Segretario Generale del “Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace”, grazie al cui lavoro si giunse a questa importante sintesi dottrinaria per volere di Giovanni Paolo II, forse il Papa che più di tutti ha messo la Dottrina Sociale al centro della missione della Chiesa.

Eccellenza, qual è il punto caratterizzante l’Esortazione apostolica Evangelii Gaudium, appena pubblicata da Papa Francesco?

Si tratta di un testo connotato dalla centralità, nella vita del cristiano, dall’incontro con Gesù Cristo, il Salvatore e il Misericordioso. Il “gaudio” di cui parla Papa Francesco non è un generico sentimento psicologico, è la gioia della persona rinata, della salvezza incontrata e sperimentata nella vita di grazia, della misericordia che perdona i nostri peccati se anche noi lo vogliamo, della luce che la fede in Gesù Cristo getta su tutta la nostra vita, personale, familiare, comunitaria, sociale. E’ un’Esortazione Apostolica “cristocentrica”, perché dalla luce di Gesù Cristo prendono luce il creato, la Chiesa, l’umanità, la storia. Questa impostazione cristocentrica è molto importante anche per la Dottrina sociale della Chiesa che, come in molte occasioni aveva insegnato Giovanni Paolo II, è “annuncio di Cristo nelle realtà temporali” e solo in questa luce si occupa del resto.

L’Esortazione apostolica non è un testo di magistero sociale, ma affronta diffusamente questioni sociali. Cosa ne pensa al riguardo?

Un aspetto non solo formale della Evangelii Gaudium è che il Papa usa frequentemente il Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, lo raccomanda esplicitamente e lo cita spesso. Il Compendio è molto adoperato in America Latina, forse più che in Europa, e fa piacere che ora il Papa latinoamericano lo riproponga a tutta la Chiesa. Del resto, l’impianto del Compendio risponde proprio alle esigenze che papa Francesco esprime in questa Esortazione Apostolica: in principio c’è il progetto di amore di Dio sull’uomo, che riempie l’uomo di gioia e che lo spinge ad uscire verso gli altri per partecipare questa gioia a tutti. Non che questo comporti un rifiuto o una sottovalutazione del livello etico dei problemi sociali. Anzi, il livello etico viene sollevato più in alto e protetto dalle sue sempre possibili degenerazioni moralistiche.

Quindi, secondo Lei, la prospettiva della Dottrina sociale è ben presente nella Evangelii Gaudium?

La prospettiva della Dottrina sociale della Chiesa è presente in tutta l’Esortazione, ma si concentra soprattutto nei capitoli II e IV. In quest’ultimo capitolo, dal titolo “La dimensione sociale dell’Evangelizzazione”, il Santo Padre riprende con nuovi accenti i grandi temi del rapporto tra annuncio di Cristo e sua ripercussione comunitaria, tra la confessione della fede e l’impegno sociale, ma enuncia anche prospettive nuove, che arricchiscono il magistero precedente. “Il tempo è superiore allo spazio”, “L’unità prevale sul conflitto”, “La realtà è più importante dell’idea”, “Il tutto è superiore alla parte”. Si tratta di quattro prospettive nuove a partire dalle quali ripensare l’insieme delle relazioni sociali.

Oltre a queste quattro prospettive, ci sono altri aspetti nuovi nell’Esortazione?

Sempre dal punto di vista della Dottrina sociale della Chiesa, un’importante novità è l’ampio approfondimento della cosiddetta “scelta preferenziale per i poveri”. Il Papa ne parla dal punto di vista dell’amore evangelico di Gesù per i piccoli e gli ultimi. L’inclusione sociale dei poveri diventa qui qualcosa di più che una politica sociale. Diventa la prospettiva stessa del nostro vivere in società, l’aspetto che continuamente ci ricorda il motivo ultimo per cui esiste la comunità politica. Viviamo in un momento particolare, da questo punto di vista. La crisi economica fa aumentare le disuguaglianze e, quindi, anche i poveri e la povertà. Un nuovo sguardo sui poveri a partire dai poveri evangelicamente intesi sarà di grande aiuto per tutti.

Papa Francesco si dilunga molto anche sul concetto di pace sociale. Cosa ne pensa a questo proposito?

A me sembra che anche il concetto di pace sociale sia nuovo. C’è la pace diplomatica tra le nazioni, c’è la pace politica tra i partiti, ma c’è anche la pace sociale tra i ceti e tra i cittadini. Su questa si riflette poco, eppure è oggi quella più dirompente perché le disuguaglianze e la precarietà del lavoro finiscono per mettere i cittadini e i gruppi sociali gli uni contro gli altri. Il testo dell’Esortazione, a questo proposito, contiene delle salutari provocazioni indirizzate all’economia e alla politica affinché rimettano al centro la persona umana e un autentico bene comune.

L’esortazione Evangelii Gaudium ha una forte intonazione missionaria. Come si lega alla dottrina sociale della Chiesa?

Ha ragione, la Evangelii Gaudium ha un aspetto fortemente missionario, conseguente alla impostazione cristocentrica di cui parlavo all’inizio. Tutta la Chiesa è invitata da Papa Francesco ad avere il coraggio della missione, superando inerzie ed eccessivi scrupoli che paralizzano. Questo è vero anche per la Dottrina sociale della Chiesa. Giovanni Paolo II aveva scritto nella Centesimus annus che essa ha un aspetto “concreto” e “sperimentale” e invitava tutti i credenti a mettersi in gioco con coraggio, inserendosi nel grande fiume di quanti da sempre nella Chiesa hanno dato il loro impegno per il bene comune dei fratelli.

 

Intervista pubblicata anche da IlSussidiario.net l'11 dicembre 2013
 
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