Shark Tank e le start-up d’italia

Televisione e innovazione: binomio possibile? - 24/05/2015 , di Giuseppe Sabella

E andata in onda giovedì sera su Italia1 la prima puntata di Shark Tank, il reality dedicato alle strart-up di impresa. Gli ascolti sono stati molto alti, buon segno visto che parlare di start-up significa, anche, parlare di innovazione, cosa di cui il nostro paese ha bisogno come il pane. Lode al merito, quindi, di aver portato il tema in TV e per di più in prima serata. Certo è che la cordata dei pretendenti, davanti alla giuria di imprenditori/investitori, alterna idee buone per il business (che tuttavia non significa innovazione) a flop clamorosi, idee geniali solo nella testa – e forse nemmeno – di chi le ha presentate.

La giuria è composta da Fabio Cannavale (lastminute.com), Giancarlo Dettori (dpixel), il pubblicitario Gianpietro Vigorelli, Luciano Bonetti (Foppapedretti) e Mariarita Costanza (Gruppo Zucchetti), pronti a investire nella start up che credono possa funzionare: soldi a fondo perduto che vengono ripagati con una quota nella nascente società. Nessun regalo, dunque, ma un vero e proprio investimento che potrebbe fruttare.

Buona la prima, vien da dire, visti gli ascolti (1.382.000 spettatori per uno share del 6,39%), per un programma che nella versione americana è già alla sesta stagione (la settima parte a settembre) e ha raggiunto nell’ultima edizione i sette milioni di telespettatori.

Al di là del fatto che, ormai, la TV è talmente a corto di idee che quelle buone filtrano soltanto attraverso il format del talent show – e smettiamola di dire che “è ciò che vuole il pubblico” – resta il fatto che, come si diceva sopra, in questo caso vengono veicolate istanze molto importanti (innovazione, impresa e lavoro) che interessano molto anche i giovani.

Resta però un dubbio: tra le idee presentate c’è qualcosa di dignitoso ma ci sono soprattutto proposte impresentabili. E’ importante ricordare che quando si parla di strart-up d’impresa, generalmente si parla si start-up innovative; si associa cioè il termine start-up all’innovazione. Questo perché oggi gli investitori (italiani come stranieri) sono più che mai alla ricerca di prodotti da capitalizzare che siano in grado di penetrare nel mercato globale, dove o sei innovativo o non se ne parla nemmeno.

L’innovazione è la dimensione fattuale di una novità o di una trasformazione che modifica radicalmente o provoca un efficace svecchiamento in un processo pre-stabilito, apportandovi progresso e generando nuove procedure; sia essa di natura politico o sociale, o in un metodo di produzione, o in una tecnica.

Per quanto riguarda le start-up innovative, secondo gli ultimi dati forniti dal Ministero dello Sviluppo Economico nel Paese ne sono registrate quasi 3.460 e, mediamente, ogni mese se ne iscrivono un centinaio nei registri camerali. Esse operano soprattutto nei settori della consulenza informatica e produzione di software (circa il 40% del totale), ricerca scientifica e sviluppo (il 17%) e industria (il 16%).

Nella prima puntata di Shark Tank, di innovazione se n’è vista davvero poca e – soprattutto – si sono viste cose che con l’innovazione non c’entrano nulla (vedi il gruppo musicale dei Dolly Noire – per cui forse è più indicato X Factor – le case per animali e le creme personalizzate). Certo, la TV ha le sue logiche. Ma facciamo arrivare in TV qualche start-up davvero innovativa. Si può, Shark Tank sa come trovarle. Meno spettacolo e più sostanza: l’occasione potrebbe rivelarsi importante.

 

Articolo pubblicato anche da IlSussidiario.net il 24.05.2015

 

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