La resa dei conti più vicina sul rinnovo dei contratti

Siamo alle schermaglie, il tavolo sta per saltare. Articolo pubblicato anche da IlSussidiario.net - 25/09/2015 , di Giuseppe Sabella

In una nota diffusa un paio di giorni fa, il Segretario Generale della Uil Carmelo Barbagallo ha attaccato il Presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, reo – secondo il numero uno della Uil – di non mantenere impegni presi circa il rinnovo dei contratti. Squinzi si sarebbe assunto l’impegno di invitare le Federazioni datoriali di categoria a sbloccare le trattative per il rinnovo dei contratti.

Premesso che lo stallo del modello contrattuale e dei contratti di settore è una questione di cui si parla da tempo, il fatto che i leader sindacali inizino a “sbottare” è indice del fatto che i nodi stanno venendo al pettine.

Ne parliamo da tempo e in un recente articolo abbiamo dettagliato anche quali sono i diversi interessi che frenano una situazione oggettivamente complessa.

Come può svilupparsi la situazione? Chi scrive non crede che si arrivi ad un accordo generale, ad un nuovo modello contrattuale. Questo perché le parti – le confederazioni – sono troppo distanti nel merito e, soprattutto, perché c’è chi nemmeno lo vuole (la Cgil) e lo ha più volte manifestato. Teniamo conto che, all’ultimo incontro, Cgil e Uil nemmeno si sono presentate. A questo punto la palla non può che passare alle federazioni, a chi rinnova i contratti. In alcuni settori ci sono delle intese di massima sui rinnovi, vedi chimici ed edili ad esempio. Il nodo sta naturalmente nei parametri della retribuzione: in alcuni settori le soluzioni alternative alle dinamiche inflattive – che ad oggi hanno fatto da riferimento – sono state individuate, ma rispecchiano gli equilibri e le storie che quei settori hanno. Dalla meccanica ad esempio, più volte si è avvertita una situazione piuttosto in alto mare circa un possibile rinnovo; questo perché non essendoci intendimenti di fondo tra le parti, Federmeccanica non ha nessun interesse ad andare incontro ad un rinnovo che per le sue aziende significherebbe un costo del lavoro più alto.

Ha ragione chi ritiene che è il caso di procedere con qualche rinnovo in modo tale che vengano sperimentate delle soluzioni nuove. Ma se gli intendimenti ci sono, perché non si rinnovano i contratti in quei settori dove tali intese sono maturate? Perché Squinzi non manterrebbe l’impegno di liberare la contrattazione di settore? Premesso che Squinzi significa Confindustria e che l’Associazione degli Industriali presenta situazioni ben differenti e molto eterogenee - con filosofie diverse e in alcuni casi anche contrastanti - nel momento in cui si procede con qualche rinnovo, è inevitabile che nei settori in cui non si rinnova i sindacati inizieranno a rumoreggiare. Ecco le resistenze di Confindustria che, nel frattempo, prende tempo sul versante del modello. Ma la situazione non può durare ancora molto...

 

Twitter @sabella_thinkin

 

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