Sabella a IntelligoNews.it: "Il nuovo corso USA targato Italia"

IntelligoNews intervista Giuseppe Sabella / FCA: 1 miliardo di dollari in USA, 2mila posti di lavoro - 10/01/2017 , di Marta Moriconi
Su Sergio Marchionne è già effetto Trump: sì all'investimento da 1 miliardo di dollari negli Usa il presidente neoeletto twitta: "Finalmente! Fiat Chrysler investe 1 miliardo di dollari in Michigan e Ohio, creando 2mila posti di lavoro". C'è feeling tra il manager Fca, che ha ringraziato a sua volta, e il nuovo presidente. IntelligoNews ha intervistato Giuseppe Sabella, direttore di Think-in che segue anche le implicazioni del caso Fiat sulla politica italiana. La sua ultima pubblicazione è "Da Torino a Roma: attacco al sindacato" (Guerini editore 2015).
 
Il gruppo Fiat Chrysler ha annunciato nuove iniziative industriali negli Stati Uniti ricevendo il plauso di Donald Trump. Come al solito Marchionne "brucia" i tempi e anticipa le mosse. Una capacità che produrrà buoni frutti?
 
"Credo di sì. Nonostante i numeri altalenanti dell'ultimo trimestre 2016, le performance di mercato di FCA - oltre che di Ferrari, Maserati e Alfa Romeo - fanno pensare che il rilancio e, soprattutto, il consolidamento del Lingotto siano processi in fase avanzata, al di là della possibile nuova fusione di cui si parla da anni ma che al momento resta un'ipotesi. Non dimentichiamo che Marchionne è stato, anche, il primo ad accordarsi con Google per la digital car. Sono ormai diversi anni che il gruppo italo-canadese introduce importanti novità negli USA, anche in materia di welfare".
 
A cosa si riferisce?
 
"Nel 2015, il sindacato americano dell'auto - lo UAW, e stiamo parlando del sindacato nevralgico dell'industria americana - sceglie FCA, e non GM o Ford come da tradizione, per negoziare la piattaforma contrattuale dell'intero settore dell'automotive. Questo perché, con la fusione tra Fiat e Chrysler e in particolare dopo il rinnovo in Italia del contratto FCA (2015), arriva negli USA quella grande expertise contrattuale di cui dovremmo come Italiani essere un po' orgogliosi. È vero che molto deve cambiare nelle nostre relazioni industriali, ma abbiamo in casa tra i contrattualisti più capaci dell'intero mondo industrializzato".
 
I programmi per i due interventi prevedono la conclusione dei lavori e l'avvio della produzione per il 2020, con l’assunzione di circa 2.000 nuovi addetti. Marchionne in tempi di crisi è amato più dei sindacati perché dà nuovi posti di lavoro?
 
"In tempi come questi, di stravolgimenti economici e sociali, abbiamo assistito a radicali cambiamenti anche nell'immaginario collettivo. È quel fenomeno che un grande storico dell'economia, qual è Giulio Sapelli, ha chiamato "rovesciamento della rappresentanza", da cui escono indeboliti - per usare vecchie categorie - i partiti di sinistra e i sindacati. Non solo Marchionne, anche l'ascesa di Trump va letta in questi termini. La speranza è che ciò metta fine alla politica ideologizzata: oggi più che mai, chi governa - al di là del colore del suo partito - deve rispondere all'emergenza e alla priorità del lavoro e dell'economia reale".
 
Un' economia quella proposta da Trump che crede più al protezionismo che al liberalismo? Se "vince" Trump e le sue idee cambia il mondo?
 
"La globalizzazione è stato ed è un processo che ha sconvolto equilibri storicamente consolidati. Credo che si possa legittimamente dire che si tratta di un processo non governato dalla politica, che la politica ha subìto assecondando oltre misura l'espansione finanziaria. Questo non significa, come qualcuno dice, che la finanza è il male, senza la finanza l'economia non può crescere. In questo senso, è necessario introdurre nuove regole e nuove prassi. Questo non può essere visto come non liberale se privilegia il perimetro dell'economia reale rispetto a quello statuale. Non credo che Trump voglia ingrassare lo Stato e, certo, questo nuovo corso può cambiare molte cose a livello mondiale".
 
In Italia per far rientrare Marchionne e tanti altri, si potrebbe ipotizzare la stessa cosa? Chi e come impediscono questa svolta?
 
"In Italia abbiamo bisogno di interventi strutturali su fisco e burocrazia, e di dare certezza alle regole. Non si può a cicli di 5 anni tornare a discutere di articolo 18. Questo è ciò che rende difficile investire in Italia e riportare a casa le nostre produzioni che negli anni sono state delocalizzate in altri paesi che, ahime, risultano più attrattivi del nostro per gli investitori".
 
In sintesi: fisco agevolato si o no per chi investe all'interno del nostro Paese?
 
"Rispondo con una battuta, che tanto battuta non è: chiedetelo a Susanna Camusso".