Le belle parole di Bonanni su Libero per il libro di Sabella

"I sindacati di categoria danno una lezione alla Triplice e ai politici" - da Libero 10 giugno 2017 - 10/06/2017 , di Raffaele Bonanni

Si è chiuso ieri il Congresso della FIM, la categoria dei metalmeccanici della Cisl da cui sta arrivando un contributo importante per il lavoro e per la contrattazione.

Quello delle relazioni industriali è un sistema che procede lentamente ma che, diversamente da quello politico, sovente incontra soluzioni che arrivano da un ambiente - a volte quello chimico altre quello meccanico, che generano forti e virtuosi effetti sull’intero complesso di impresa e lavoro.

È proprio il caso del rinnovato contratto metalmeccanico, occasione non solo di importanti innovazioni ma anche di una grande frattura ricomposta, che - data l'importanza del comparto - pone le basi al sistema per il superamento di un grande empasse.

Come noto, l'ultimo accordo interconfederale scaduto tre anni fa non è stato rinnovato per ragioni incomprensibili, giacche lo stesso Presidente di Confindustria lo richiedeva. Calcoli fuori dalla logica sindacale non hanno permesso di costruire una indicazione per il rinnovo di tutti i contratti collettivi di settore. È difficile rinnovare i contratti di settore in assenza di un modello. Tuttavia, la difficoltà di Confindustria da una parte e Cgil Cisl Uil dall'altra a trovare un'intesa ha generato questa situazione ai limiti del paradosso, considerando anche la dinamica inflattiva impazzita: nel 2014 ci siamo trovati in deflazione e quindi con più soldi del dovuto erogati ai lavoratori. Il nuovo modello serviva soprattutto a risolvere questo problema comune a tutti i settori. E, invece, sono state le categorie - prima chimici e alimentaristi e poi i meccanici - a trovare le soluzioni. È doveroso chiedersi, a questo punto, quale sia il compito delle confederazioni sindacali in questa fase di grande trasformazione.

I meccanici, tuttavia, non si sono limitati a risolvere i problemi dell'inflazione, ma hanno apportato innovazioni tali utili all'intero sistema, in particolare per la chiarezza che una volta per tutte viene fatta sulla contrattazione di secondo livello e il rapporto tra i due livelli contrattuali, cosa su cui la Cgil ha sempre frenato. Ed è singolare che a contribuire con l'accordo alla chiarezza sia stato proprio Landini.

La vicenda viene sapientemente raccontata da Giuseppe Sabella nel suo nuovo libro edito da Guerrini ed Associati, "Rivoluzione Metalmeccanica – dal caso Fiat al rinnovo unitario del contratto nazionale" con i contributi  di Marco Bentivogli della Federazione Italiana Metalmeccanici, e di Fabio Storchi Presidente di Federmeccanica. I protagonisti stessi raccontano la piccola rivoluzione che sono stati capaci di fare. La pubblicazione di Sabella è importante perché ricostruisce una storia non sempre raccontata bene, a ragione di troppi vuoti voluti dai grandi mezzi di informazione nei momenti cruciali degli importanti cambiamenti che sono avvenuti in questi ultimi decenni nelle relazioni industriali. Iniziando dalla vicenda Fiat - mai si è chiarito perché TV ed i grandi giornali hanno remato contro - che ha costretto alle relazioni industriali di cambiare passo, e giustamente indicando nell'accordo interconfederale del 2009 non firmato dalla cgil, il patto tutto volto ad esaltare la produttività nelle aziende.

Nel titolo del libro di Sabella c’è certamente un po’ di enfasi, ma la vicenda rappresenta una grande occasione di cambiamento per il lavoro nel nostro paese, tanto che con le ultime due manovre finanziarie si sono messe delle risorse importanti sulla detassazione, ora strutturale, del salario di produttività.

La strada è quella giusta e, ancora una volta, non è la politica ad indicarla ma sono le Parti sociali che tutto sommato sono ancora capaci di innovare. Non è un caso che le energie provengano dai sindacati di categoria e dalle rispettive federazioni degli imprenditori; sono luoghi legati ad interessi immediati delle persone e quindi dalle dinamiche costruttive. Gli stessi movimenti non si vivono nelle realtà confederali, sindacali o imprenditoriali che siano; infatti tendono alla burocratizzazione, quindi alla inconcludenza.