ILVA/ La soluzione pronta ad accontentare Mittal e Di Maio

Il vertice di ieri al Mise sull’ex Ilva di Taranto si è chiuso con un nulla di fatto. Ci sono però passi in avanti importanti da registrare - 10/07/2019 , di Giuseppe Sabella

Si è tenuto ieri al Mise l’incontro di verifica dell’accordo del 6 settembre 2018, dopo la richiesta da parte di Arcelor Mittal di un periodo di 13 settimane di cassa per 1.400 lavoratori del sito di Taranto. Presenti al tavolo l’ad di Arcelor Mittal Matthieu Jehl, le organizzazioni sindacali di categoria Fim, Fiom, Uilm nazionali e territoriali, i commissari Ilva As Picucci e Fazio, alla presenza del Ministro Luigi Di Maio e del vice capo di gabinetto Fontana.

Le questioni all’ordine del giorno erano sostanzialmente due, la cig per i lavoratori e l’immunità penale per prescrizioni Aia. L’incontro tuttavia si è aperto con una preoccupante novità – peraltro già nota in giornata – che riguarda l’atto della Procura di Taranto che decreterebbe lo spegnimento dell’Altoforno 2 (Afo 2), notizia che – insieme alla richiesta di cassa per fronteggiare il calo del 40% delle importazioni in Europa di coils – preoccupa moltissimo le Organizzazioni Sindacali.

Il Ministro Di Maio ha comunicato durante l’incontro che il Governo sta interloquendo con la Procura e hanno chiesto di sospendere il provvedimento di spegnimento. Da parte loro, i sindacati hanno sottolineato la necessità e l’urgenza di rispettare le scadenze dell’accordo che va verificato e monitorato a livello di stabilimento, territoriale e nazionale.

L’incontro si è concluso con un nulla di fatto che, naturalmente, preoccupa moltissimo le organizzazioni sindacali in particolare anche per la posizione che l’azienda sta tenendo, sempre più infastidita dalle complicazioni – qualcuna evitabile a dire il vero – che il sistema Italia gli sta ponendo dinnanzi.

Tuttavia, ci pare che anche questa volta prevalgano gli interessi di consenso rispetto ai problemi di merito. Il ministro Di Maio, in particolare, sta mostrando una grande resistenza, in particolare sul tema dell’immunità penale, ma alla fine cederà. Alla fine dell’incontro, il capo del Mise nonché Vicepremier ha dichiarato che a Mittal non sarà restituito lo scudo fiscale. Ma l’azienda non può andare avanti nel suo piano senza quella garanzia che gli è stata tolta.

Mentre questo succede sotto i riflettori, gli incontri riservati tra azienda e tecnici del ministero in questi giorni sono andati avanti per risolvere il problema. L’ipotesi allo studio è quella di circoscrivere lo scudo penale alle sole operazioni di attuazione delle prescrizioni fissate dall’Autorizzazione integrata ambientale (Aia). La scadenza finale è il 2023, ma ogni reparto dell’area a caldo della fabbrica ha una sua data entro cui deve essere adeguata all’Aia. Verrebbe così garantita l’immunità per eseguire i lavori nei limiti definiti dal cronoprogramma.

Un’ultima annotazione: Di Maio dice che Mittal non può rescindere dagli accordi con lo Stato Italiano. In esclusiva, come già riportato su queste pagine, Il Sole 24Ore ha esaminato le carte: ArcelorMittal se ne potrebbe andare da Taranto e avrebbe probabilmente le carte in mano per attivare una non piccola causa per danni verso lo Stato italiano. In buona sostanza, vedremo quanto dura l’ennesima sceneggiata del caso Ilva ma la situazione – con buona pace di Di Maio – tra qualche tempo andrà normalizzandosi, Mittal riavrà lo scudo penale (provvedimento che probabilmente avrà un nome nuovo). Anche se Di Maio continuerà a dire che è stato abolito.

 

Twitter: @sabella_thinkin