Un nuovo patto sociale per la società aperta (Colombini - Cisl)

Riflessione di Angelo Colombini (Segretario Confederale Cisl) alla lettua di "Società aperta e lavoro". Articolo pubblicato da Fortebraccio - blog indipendente di informazione sindacale - 24/07/2019 , di Angelo Colombini
Un testo è bello non solo per quello che narra ma anche per i sentimenti che suscita, per i contenuti che fanno riflettere. È questo il pregio del breve saggio di Giulio Giorello e Giuseppe Sabella, “Società aperta e lavoro” (Edizioni Cantagalli).
Un sindacalista non può che condividere le conclusioni degli autori che mettono la persona e il lavoro al centro dell’impresa e dell’economia, attraverso un percorso fatto sulle orme del pensiero di un grande filosofo qual è Popper. La velocità dei cambiamenti degli ultimi 30 anni, avvenuti anche per la spinta propulsiva della globalizzazione, ha spesso disorientato gran parte delle persone.
Baumann ha sintetizzato nel termine “retrotopia” il guardare al passato con nostalgia, il classico “si stava meglio quando si stava peggio”. Ed è proprio di queste paure e incertezze che si sono nutriti i sovranismi attuali.
Lo sviluppo ed il progresso che abbiamo avuto lo dobbiamo all’idea di società aperta definita come “quell’orizzonte che nella storia d’Europa vive di valori che hanno bisogno di essere riaffermati quali, per esempio, la competenza, l’innovazione, la giustizia sociale, il pluralismo, la pratica del dissenso (oggi demonizzato), il ruolo della ricerca scientifica, la laicità e soprattutto, la libertà delle donne e degli uomini”.
Da queste considerazioni non ci si può allontanare se vogliamo mantenere quanto di valore c’è stato nella storia e nella cultura dell’intero sistema europeo che è unico al mondo.
È tra richiami filosofici e accenni all’attualità che viene fuori la necessità di avere come parametro la qualità del lavoro e della vita delle persone al fine di poter giustamente valutare le innovazioni tecnologiche e i cambiamenti. Affinché si possano fare queste valutazioni soppesandone con serenità i pro e i contro, è però indispensabile il dialogo tra i corpi sociali intermedi che la politica degli ultimi anni ha combattuto caparbiamente.
Nel nostro Paese in particolare, questo meccanismo di disintermediazione è avvenuto con azioni volte a delegittimare l’avversario utilizzando sia un certo linguaggio, così come scorretti comportamenti e azioni per delegittimarlo, alzando barriere insormontabili in grado di impedire ogni possibile azione di ripresa del dialogo, elemento indispensabile in una società complessa come l’attuale.
A differenza della corrente narrazione, gli autori di questo testo riconoscono al sindacato la capacità di leggere gli avvenimenti complessi dell’attualità e di fuggire ogni possibile semplificazione. Se da un lato questo approccio di lavoro sembra possa in qualche modo rallentare i processi decisionali, dall’altro al contrario, favorisce la partecipazione alle discussioni tematiche apportandone il giusto valore. È altresì probabile che sia proprio questo elemento che aumenta i sospetti e le diffidenze di un certo tipo di politica che si rifà ad un modello culturale ed ideologico sovranista e come tale favorevole alla disintermediazione.
Come Parti Sociali, pur coscienti della necessità di essere organizzativamente più moderni per poter essere al passo delle imprese e per poter meglio rappresentare i lavoratori, dobbiamo sempre più impegnarci per favorire la partecipazione dei lavoratori e degli iscritti ai processi decisionali, valorizzando le istanze dei territori, pur scontando la lentezza che il confronto a volte comporta.
Il legame profondo tra i concetti di democrazia, di società aperta, di partecipazione, di dialogo con i corpi intermedi nonché il concetto di lavoro di qualità di persone, al centro dei processi economici, sta però alla base di una visione di una società moderna. Se tutti questi concetti non si tengono convintamente insieme nella loro complessità, non si può certo pensare al dialogo come elemento in grado di far progredire la società nel suo complesso. Esempio emblematico, riportato anche nel saggio, è quello della Germania, il cui governo, nell’ambito dell’iniziativa a favore dell’innovazione tecnologica, iniziativa di cui fa parte anche Industria 4.0, ha finanziato la formazione delle parti sociali per favorire il dialogo tra di esse e con le istituzioni. A nostro avviso, sono proprio queste le dinamiche socio politiche in cui si vanno ad inserire e a gestire le innovazioni tecnologiche, in particolare quelle definite come Industria 4.0 che stanno rivoluzionando il lavoro sia nei contenuti che nelle sue modalità attuative (basti pensare all’orario di lavoro o ad altre forme di organizzazione del lavoro quali ad esempio lo smart working). Gli autori non vedono l’innovazione come un elemento che possa mettere in crisi il sistema ma come un processo già in atto a cui bisogna dare una risposta moderna in grado di far rimanere il nostro Paese tra quelli più moderni e avanzati del mondo.
La crisi che ci ha colpiti dal 2008 è stata una crisi di sistema. Una crisi profondissima nella quale i processi di cambiamento, accelerati dalle innovazioni tecnologiche, hanno evidenziato il bisogno di quest’ultime di essere accompagnate da iniziative politiche e sociali tali che nessuno sia lasciato indietro. Gli argomenti riferiti alla sostenibilità e alla produttività sono ben presenti al Sindacato.
Le innovazioni tecnologiche possono aiutare a dare una risposta anche alle questioni poste dall’Agenda Onu 2030 con i suoi 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile ed i numerosi target specifici. Da tempo le Parti Sociali stanno lavorando per favorire i processi di de carbonizzazione per raggiungere il prima possibile la somma zero per le emissioni di co2. Nonostante l’Europa conti solo il 10% delle emissioni mondiali, il
sindacato italiano ha da tempo una posizione unitaria in Europa dove la tecnologia può aiutare e creare a costruire una società in grado di assecondare il cambiamento climatico, sostenendo le imprese, i cittadini e i lavoratori.
Riguardo la produttività, pur continuando sulla strada degli accordi di secondo livello, certamente va sempre più evidenziata la questione della produttività di sistema.
Le debolezze dell’Italia restano purtuttavia: l’incapacità congenita di fare sistema, la disintermediazione e un’eccessiva semplificazione di ogni processo complesso, problemi questi che amplificano le difficoltà. Dunque, disintermediazione, semplificazione e rifiuto al dialogo, rendono difficile se non impossibile costruire una società aperta e moderna. Al contrario, favoriscono la divisione ed il sospetto tra i soggetti amplificando le difficoltà comunicazionali. Percorso questo che bisogna fermare il prima possibile rilanciando un patto sociale rigenerativo per tutta la società.
 
Angelo Colombini, Segretario Confederale Cisl